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Il comune di Barone Canavese appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

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Storia

Alcuni storici e cronisti accennano ad un borgo " Barone" verso l'anno mille, ma diversi nomi di regioni campestri di indubbia derivazione barbarica, fanno sospettare che i primi abitanti del luogo siano stati di origine longobarda o, quanto meno, un incrocio latino - germanico. Comunque, agli inizi del 1000, Barone esisteva già. Mentre si è certi dell'esistenza di un "castrum" nell'anno 1220.
I Signori di Barone, come tutti i conti del Canavese, erano discendenti di Uberto, fratello di Arduino, marchese di Ivrea , che contrastò fieramente gli Ottoni di Germania. Appartenevano ai Valperga, uno dei grandi rami in cui si dividevano gli arduinici: Valperga, Masino, San Martino. Tra i Signori che hanno occupato il Castello di Barone; meritano menzione i fratelli Guglielmo e Giacomo, il nipote Oberto ed il pronipote vescovo Giovanni II, che furono anche signori di Vische. Il più insigne Signore di Barone è stato certamente Giovanni II, che fu cittadino e vescovo di Ivrea per oltre 20 anni.
Durante le scorrerie del 1339 ad opera dei Visconti di Milano, la maggior parte dei castelli del Canavese fu rasa al suolo, compreso il castello di Barone, che subì ingenti e rovinosi danni. L'attuale castello risale al 1700 circa, così come la Chiesa Parrocchiale, ambedue in stile barocco.
Furono entrambi costruiti nella prima metà del Settecento su disegni dell'architetto Costanzo Michella di Agliè, celebre maestro dell'arte barocca piemontese. Una tradizione locale vuole che i mattoni per le due costruzioni siano stati preparati e cotti nella regione Rittana, al margine orientale del paese sulla strada per Candia,e portati sul posto "alla mano" e cioè passandosi i paesani l'un altro il materiale dalla fornace al cantiere.
Il Micella è certamente andato a Barone per il lavoro del Castello e dopo per quello della chiesa; nel progetto del Castello vi è certamente uno sprazzo dell'arte de Juvarra da Stupinigi. Purtroppo l'opera rimase incompleta a fronte di un progetto ben più complesso rispetto alla parte realizzata.
Si dice che quasi la totalità della popolazione fosse applicata all'agricoltura, in particolare si produceva frumento, segale e meliga, oltre ad una piccola estensione di riso. Parte del territorio era poi riservato alla coltivazione delle viti.
All'inizio del XVIII secolo Giuseppe Benedetto Valperga di Caluso acquistò Barone e nel 1723 ne venne investito con titolo comitale. Proprio il conte Giuseppe Benedetto dovette promuovere la costruzione del nuovo castello che ebbe probabilmente inizio in questi anni, dal momento che, nel 1724, il conte Calogero Valperga di Caluso dichiarò di possedere il luogo e la giurisdizione di Barone con il castello. I Valperga di Caluso rimasero conti di Barone fino alla metà dell'Ottocento quando, con la morte dell'ultimo membro della famiglia subentrarono i Palma di Cesnola, che vendettero il castello all'inizio del Novecento.
Nel settembre 1944 il castello fu occupato dai partigiani che scendevano dai boschi; il primo ottobre i Tedeschi piombarono su Barone ed assaltarono il castello, incendiandolo in parte e saccheggiandolo a fondo.

Bibliografia:
* A. Bertolotti "Passeggiate nel Canavese" Tomo II, editrice Libreria Antiquaria Raffaele Sitzia;
* Casalis "Dizionario Geografico Storico";
* F. Paglia "un protagonista del Barocco in Canavese: Costanzo Micella, il Notaio-Architetto" Edizioni Nautilus Torino;
* AA.VV "Andar per castelli: Il Canavese, Da Ivrea tutto intorno" Edizioni Milva.